Anemicinema


lascia perdere, johnny! (2007)

lasciaperderejohnnylocandina.jpgregia: Fabrizio Bentivoglio
interpreti: Antimo Merolillo, Ernesto Mahieux, Fabrizio Bentivoglio, Lina Sastri, Toni Servillo, Valeria Golino, Peppe Servillo
durata: 104 minuti
nazionalità: Italia

Avendo davanti un panorama triste e scarno quale quello che ci offre il cinema italiano negli ultimi anni, anche un film un po’ stiracchiato e incompleto come questo ci fa piacere.
La prima prova alla regia di Fabrizio Bentivoglio (qui molto apprezzato come attore), avvalendosi di un cast comprensivo di alcuni dei migliori attori italiani di oggi è teneramente apprezzabile.
Sinceramente, come si fa a demolire un film come questo? per tutto il tempo mi sono immaginata Bentivoglio che con una mano consegna il film e con l’altra si tappa gli occhi (sbirciando ogni tanto fra le dita) e dicendo “allora?allora?eh? ce la posso fare? eh?”.
Si, ce la puoi fare: ci sono sprazzi di regia interessanti, una fotografia originale e degli attori che ti accompagnano per la manina e ti indicano la via.
Toni Servillo è ancora il più grande, anche con quell’enorme pancia alcolica e il riporto svolazzante, memorabile la scena dell’assolo di tromba sul palco-giostra davanti al pubblico basito. Ernesto Mahieux è grandioso(anche se io quando lo vedo non riesco a non pensare al Peppino de L’Imbalsamatore). La bellezza ruvida della Golino è catturata dal giusto sguardo e la tenerezza dei sorrisi della Sastri la fa diventare la mamma di tutti, quella che nonostante la fatica ci crede, in te.
La trama un po’ tirata per i capelli ci racconta della fine degli anni 70, delle orchestre di paese e di Faustino (Antimo Merolillo, per la prima volta sullo schermo)che con pacatezza suona la sua chitarra, unico giovane in un mondo di adulti che vedono in lui delle potenzialità ma che sono troppo stanchi dalla vita per occuparsene davvero, che un po’ lo aiutano e un po’ lo abbandonano a se stesso.
E’ una storia di formazione, con gli incontri-guida, la ricerca di un padre, la donna amata guardata da lontano, la fuga dalla città natale in cerca di un destino. Ma senza la rabbia dirompente che denota di solito questo genere di storie, Faustino agisce ma lo fa con calma, accettazione, lavora duro verso un obiettivo ma con il sorriso sul volto, senza chiedere mai.
E’ la delicatezza che colpisce: la dolcezza degli sguardi e dell’ironia, che non si sforza di cercare un sorriso, semplicemente, lo trova.

lasciaperdere1.jpg



la ragazza del lago (2007) recensione di di girolamo

laragazzadelagopost.jpgregia: Andrea Molaioli
interpreti: Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti
durata: 95 minuti
nazionalità: Italia

Se avete letto che si tratta di un giallo e vi attendete suspense, intrigo e finale a sorpresa questo film vi deluderà, cambiate programma. Se avete letto recensioni che parlano di un finale poco convincente e che non basta un grande attore (Servillo) a fare un buon film non date retta, quante volte non siete stati d’accordo con i critici. Se invece volete guardarvi qualcosa di nuovo che fa dell’understatement piuttosto che degli effetti speciali la sua cifra stilistica, che si esprime con chiarezza, con toni pacati ma senza gridarvi nelle orecchie, che tratta di sentimenti forti con prudente rispetto allora credo proprio che l’opera prima di Molaioli vi piacerà.
La macchina da presa esplora senza invadere quel nord-est d’Italia molto spesso filmato negli ultimi anni con risultati, a mio avviso, diversi: mediocri (La sconosciuta), buoni (La giusta distanza), ottimi (Primo amore) ma si tiene alla larga dall’attualità politica e dai temi del razzismo o dell’immigrazione. C’è un riferirsi diretto alla cronaca, a quella cronaca che da Cogne va ad Erba e poi a Garlasco e quindi a Perugia e domani a chissà quale altro municipio d’Italia per riempire i telegiornali.
Anche nel paesino veneto c’è stato un omicidio e passo dopo passo le indagini del Commissario Sanzio esaminano tutti i possibili potenziali assassini che costituiscono veri e propri stereotipi di sospettati sospetti degli italici casi giudiziari cari al vespapensiero. Ma la caccia al colpevole, l’indagine per scovare il male e ficcarlo in gattabuia, lascia a poco a poco il posto alla scoperta della tragica dolorosissima verità che non può certo soddisfare l’assurda sete di giustizia del telespettatore.
Il film parte con un ritmo serrato e scena dopo scena rallenta per concludere in un mesto e delicatissimo pianissimo capace di commuovere o meglio di muovere le nostre emozioni. In questo senso potremmo definirlo un anti-thriller.
Colui che conduce le indagini, un Toni Servillo tanto bravo nel costruire il suo personaggio da farci dimenticare l’amatissimo Di Girolamo de “Le conseguenze dell’amore”, in realtà costituisce il vero indagato a cui sovente vengono poste domande imbarazzanti quali (cito a memoria): “Come ha fatto una bella donna a sposare un uomo scostante come lei?”.
Davvero bravi tutti gli attori, Fabrizio Gifuni e Valeria Golino, ma anche un superbo Omero Antonutti.
Se smetti di cercare il male trovi il dolore e con esso, a sorpresa, un sorriso.

recensione di: Di Girolamo

laragazzadellago.jpg