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Clerks II (2006)

clerks_2.jpgregia: Kevin Smith
interpreti: Brian O’Halloran, Jeff Anderson, Rosario Dawson, Jason Mewes, Kevin Smith
durata: 97 minuti
nazionalità: USA

Ancora non so se consigliare o meno questo film a chi è legato a quel piccolo cult, autoprodotto dal regista vendendo la sua intera collezione di fumetti, che è Clerks, un film in cui il bianco e nero sgranatissimo trasuda la voglia di fare cinema fin dalla prima inquadratura, a chi è affezionato a quei dialoghi surreali, serratissimi e sboccati che sono diventati ormai un marchio: quando si pensa a Clerks si pensa agli anni ’90.
Questo sequel, a dieci anni di distanza, mostra tutte quelle falle su cui nel primo capitolo si passava volentieri sopra attribuendole all’inesperienza e preferendo piuttosto premiare l’impudenza divertita dello sguardo su una generazione.
Il quick stop market è andato in fumo, e il bianco e nero del piccolo store viene scalzato dal coloratissimo Mooby’s, il fast food à la McDonald gestito dalla bella Becky (Rosario Dawson), dove adesso, un po’ invecchiati, Dante e Randal “lavorano”.
Le cose quindi solo in apparenza sono cambiate, è vero: ci si confronta con le nuove generazioni, c’è il proposito di sposarsi e “sistemarsi”, Jay (il ragazzino che vendeva erba fuori dal market) si è ripulito, è arrivato internet, non si può più dire “muso nero” e dalla porta fanno capolino gli ex compagni di scuola, “quelli che hanno sfondato” appositamente giunti per prendere in giro la routine e la mollezza delle vite dei due protagonisti.
Ma alla fine il ritmo e lo stile dei dialoghi sono quelli di Clerks, volgari ed esilaranti, la location, anche se tutta sgargiante in giallo e viola, è la stessa per quasi tutto il film, Dante non sa se sposarsi è davvero la scelta giusta, Randal insiste a parlare di sesso e ancora di sesso e Jay, nonostante la comunità, continua a spacciare appoggiato al muro al fianco del fedele Silent Bob, sempre silente.
Clerks II riesce a strappare più di una risata e si lascia guardare, ma un sospetto al termine del film rimane: che di nuovo ci sia solo un asino.

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A Scanner darkly – un oscuro scrutare (2006)

scannerdarkly1.jpg“Che cosa vede uno scanner? Vede dentro la testa? Vede dentro il cuore? Vede dentro di me? Dentro di noi? Vede in modo chiaro o oscuro? Spero che veda in modo chiaro perché io non riesco più a vedere dentro di me. Io vedo solo tenebre. Spero per il bene di tutti che gli scanner vedano meglio, perché se lo scanner vede solo in modo oscuro così come me allora sono dannato, dannato per sempre, e in questo modo finiremo per morire tutti, conoscendo poco o niente e su quel poco che conosceremo, ci saremo anche sbagliati. ”

regia: Richard Linklater
interpreti: Keanu Reeves, Winona Ryder, Robert Downey Jr
durata: 100 minuti
nazionalità: USA

Richard Linklater, dopo aver girato cosucce adolescenziali come Prima dell’alba e Suburbia, nel 2006 si sveglia di colpo e decide: adesso è giunto il momento di fare le cose sul serio, faccio un film tratto da Philip K. Dick!
E, chi l’avrebbe mai detto? Ci è riuscito alla stragrande.
A Scanner Darkly è stato incredibilmente sottovalutato nelle nostre sale (ricordo che al cinema ero da sola con i 2 amici che mi accompagnavano, nell’unica sala della città che aveva deciso di proiettarlo, probabilmente inconsapevole di quello che stava facendo) cosa che però non stupisce più di tanto, visto i primi posti al botteghino. E’ tratto da un racconto che Dick scrisse in memoria dei suoi amici morti o rimasti irrimediabilmente compromessi dalla droga e la sua dedica scorre sullo schermo proprio prima dei titoli di coda accompagnata dalle note tragiche e splendide di “Black Swan” di Thom Yorke (People get crushed like biscuit crumbs and laid down in the bed you made, you have tried your best to please everyone but it just isn’t happening, no, it just isn’t happening).
A Scanner Darkly è un esperimento rischioso ma ben riuscito, infatti è stato ridisegnato frame per frame sopra al girato (in linguaggio tecnico si chiama rotoscopia) perciò dietro a quei disegni ci sono davvero Keanu Reeves, Robert Downey Jr e Winona Ryder che dimostrano più che mai le loro capacità attoriali.
Questo film è un oscuro scrutare in un mondo futuro (ma nemmeno troppo), dove una nuova e terribile droga, chiamata M, ha ormai preso piede e sconvolto le vite di molte persone. Keanu Reeves è Bob Arctor, un agente della narcotici in borghese che si è confuso tra alcuni tossici per scoprirne grandi traffici, e confuso è proprio la parola giusta da usare perché è diventato anch’egli dipendente, ha abbandonato la sua vecchia vita per cominciarne una nuova piena di paranoie crescenti e infondate, di manie di persecuzione e dove inspiegabilmente e inconsapevolmente si ritroverà a indagare proprio su se stesso.
Un Oscuro Scrutare è una perla nascosta, capace di una grandiosa ironia e di momenti in cui lo sconforto prende il sopravvento, dove la droga diventa lo stimolo malato per andare a ricercare la propria identità che ormai è assoggettata e nascosta dalle terrificanti “tute disindividuanti” uno strumento usato proprio dagli agenti per non permettere a nessuno, nemmeno ai superiori, di essere identificati. Quello di Dick/Linklater è un mondo dove la verbosità prende il sopravvento sugli eventi, dove le parole riempiono gli spazi lasciati vuoti dalle cellule bruciate dalla sostanza Mortale, creando collegamenti morbosamente e confusamente lucidi di irrazionale arresa: gli insetti che infestano Freck (il più dipendente di tutti) sono davvero REALI, siamo con lui sotto la doccia a cercare di scacciarli con il sapone, ed abbiamo tutti i motivi per credere che qualcuno ci stia seguendo, controllando, e che voglia incastrarci.

“La sostanza M…M…M sta per mutismo e miseria e mancanza. La mancanza degli amici che vi abbandonano e che voi abbandonate. Tutti abbandonano tutti. Isolamento, solitudine, odio, sospetto reciproco. M sta infine per morte, una lenta morte, dalla testa in giù.”

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