Anemicinema


Into the wild (2007)

into_the_wild_movie_poster.jpgregia: Sean Penn
interpreti: Emile, Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart
durata: 140 minuti
nazionalità: USA

A differenza di molti che mi è capitato di leggere in questi giorni, Into The Wild era proprio come me lo aspettavo.
Io non ho letto il libro (per ignoranza), né ascoltato la colonna sonora di Eddie Vedder (per scelta) prima della visione, e mi sono accomodata nelle prime file avendo solo una vaghissima idea della storia che stavano per raccontarmi, delle emozioni che avrei potuto provare.
E quelle emozioni le ho provate, eccome: ho sentito il freddo della neve che ricopre tutto, ho sentito il dolore e l’amore per la solitudine, ho provato empatia per la natura, così feroce da liberarti e intrappolarti, ho ritrovato la fiducia negli uomini, che, con Chris, avevo perso prima di avventurarmi nel viaggio.
Il viaggio, la ricerca di una libertà su misura, che non sia fatta di “cose, sempre cose”, ma piuttosto di istanti, di introspezione, di lotta e, nostro malgrado, di condivisione.
Perché, bando ai tecnicismi, il cinema è fatto di storie, di vite, di persone, e non si può non essere travolti e affascinati dalla storia di Supertramp, non si può non uscire dalla sala con le ossa rotte.
Questo film non è un capolavoro, ma, a differenza della massa di pellicole che ci scorrono davanti, è un film necessario.
Non è un capolavoro perché la qualità, appunto, tecnica, ha un sacco di buchi pur volendo strafare e la sceneggiatura eccede in molti passaggi, vuole accompagnarci fin troppo al fianco di Alex, attraverso le parole della sorella che sottotitola ogni scena, quando in molti momenti sarebbe bastato il suo sguardo, che già ci diceva tutto, era tutto chiarissimo.
Ma è necessario proprio perché, al di là di alcuni dialoghi prescindibili e di un montaggio un po’ presuntuoso, attraverso la vita di un giovane -e non di un martire- che abbandona la società, urlando questa parola così forte da risultare un insulto, per il nord, imparando, scoprendo, rischiando e formandosi lungo il cammino, attraverso le facce e le parole di chi incontra, Penn ci racconta i limiti dell’uomo, superandoli.
Ho amato questo film, perché urla forte il mio motto preferito: vivere fino alla morte.

P.S.: Ma una volta non erano i ragazzini a berciare per tutto il tempo del film? In una sala gremita di 30-40enni quasi non riuscivo a seguire tanto parlottavano, ridacchiavano, sghignazzavano.
Sono riusciti a rovinarmi il momento più potente del film, ridendo sguaiatamente non si sa bene per cosa.
Almeno i ragazzini si mettono nelle ultime file per sbaciucchiarsi..

intothewildtagl.jpg

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12 commenti so far
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[…] lvp: […]

Pingback di Blog Cinema » Into the wild (2007)

spero di riuscire a ederlo la settimana prox…lo studio sta occupando gran parte del mio tempo ultimamente .
Un saluto!

Commento di Filippo

Bellissima recensione, trasuda di emozione. E poi sono d’accordo per tutto. è vero a volte è didascalico ma vaffanculo,mi ha emozionato tantissimo! ^^

Commento di Edo

“è un mistero per me/abbiamo un’avidità/che abbiamo accettato/pensi di dover volere/più di quello che ti serve/e che finchè non l’avrai/non sarai libero. società/sei una razza folle/ spero non ti sentirai sola senza di me (…) credo di dover trovare un posto più grande/perchè quando hai più di quello che pensi/hai bisogno di più spazio”. la colonna sonora l’ascolto da un bel pò, il pressbook divorato in un boccone, il libro non letto sul comodino. into the wild l’ho visto nella prima sala che lo aveva in programma venerdì pomeriggio. 148 minuti. non è un capolavoro. è un film enfatico, senza ideologia. anarchico. non è un film d’impatto che mi ha travolto come l’arte del sogno, bobby, across the universe, paranoid park, la promessa dell’assassino, è un film che è ho dentro e sto metabolizzando e ogni giorno che passa lo trovo sempre più bello e indimenticabile. Affronta temi impegnativi come il ruolo della natura selvaggia nell’immaginario americano, i legami e la schiavitù dei rapporti familiari, il coflitto fra un rozzo individualismo e il bisogno d’amore e vicinanza, e le contraddizioni dell’idealismo. un film da vedere e rivedere. “chris è morto da vivo” ethan

Commento di ethan

complimenti per la recensione. basta con i tecnicismi, facciamoci prendere dall’emozioni come insegnano i miei 2 critici preferiti emanuela martini e gianni canova. penso a c.r.a.z.y. non riuscito bene tecnicamente, ma è riuscito trasmettermi molto.

Commento di ethan

Grazie dell’appoggio!!!

Se ti va di scrivere anche un post su uno degli aspetti delle brutture della distribuzione faccelo sapere che poi lo spediremo alle case insieme agli altri.

Ciao, a presto

Commento di chimy

“tanti quanti i modi di leggere un libro sono quelli di vedere un film.per alcuni spettatori il cinema è fredda questione di cervello, da valutare “contenuto” di verità e falsità. per altri è esperienza frettolosa, persa tra mille. per altri ancora è rinuncia a esistere, come vivo individuo di fronte alla sacralità del film, fissata per sempre, e dunque morta. talvolta, questi spettatori in ginoccio chiamano se stessi cinefili, per quanto meglio farebbero chiamarsi cinecrofili. ci sono poi i serissimi misuratori, ridicoli geometri. da ultimi ci sono gli spettatori che sanno abbandonarsi al film, che lasciar spazio al lavoro del desiderio. all’una e all’altra di queste categorie appartengonono anche quegli spettatori professionali che sono i critici, è il caso di ricordare che il modello prevalente della categoria è però quello dei geometri”. tratto dal libro “ti racconto un film – per spettatori innamorati e aspiranti critici di roberto escobar ed emilio cozzi edito da cortina editore 228pagine 14.80 euri

Commento di ethan

filippo: vedilo vedilo..che non vedo l’ora di leggerti!

edo: ma grazie! si, è davvero un film che emoziona..perla rara:)

ethan: e ancora grazie! è un film che si insinua dentro di te e ti chiede di riflettere. con qualche “correzione” dal punto di vista tecnico mi avrebbe definitivamente catturata.
cmq il libro di escobar e cozzi è molto carino, l’ho ricevuto in regalo a natale.:) è bellissima tutta quella “catalogazione” dei tipi di spettatore/critico!

chimy:e figurati:avete dato inizio a una cosa che andava fatta, quando trovo un attimo butto giù qualcosa anch’io!

Commento di anemicinema

La tua opinione è molto bella ed inoltre mette il dito nella piaga quando parla di emozioni..uno stato d’animo che nel cinema di oggi rischia di passare sempre più in secondo piano..
nickoftime

Commento di nickoftime

Ethan anche io sto leggendo quel libro..insieme a quello di sesti…è veramemente una bomba…

Commento di nickoftime

Gran bella recensione, sai.
Proprio nello spirito del manifesto di anemicinema.
E io che mi sono fatto spaventare dalla lunghezza del film …

Commento di di girolamo

nickoftime: grazie per i complimenti! il cinema è arte e l’arte, per essere definita tale, deve emozionare..

di girolamo: grazie! non ti lasciar spaventare, vai a vederlo che aspetto la tua opinione! 🙂

Commento di anemicinema




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