Anemicinema


A Bittersweet Life (2005)

bittersweetlifeloc.jpgregia: Ji-woon Kim
interpreti: Jeong-min Hwang, Kim Yeong-Cheol, Min-a Shin, Roe-Ha Kim
durata: 120 minuti
nazionalità: Corea del Sud

Il manifesto di questo film recitava: “Più sorprendente d Kill Bill, più affascinante delle Iene. Si innamorò della donna sbagliata e la sua vita divenne un inferno”. Ve lo ricordate? No? Meglio.

Un capo mafioso chiede al suo “gorilla” di accompagnare la sua giovane amante nei 3 giorni in cui lui sarà assente e verificare se l’amicizia tra la ragazza e un suo coetaneo è solo affetto innocente. In caso contrario, gli ordina di “gestire la situazione”.
A questo punto chiunque davanti allo schermo è sicuro che il resto del film sarà qualcosa di inutile e già visto, immaginandosi una storia d’amore travolgente quanto banale e la relativa fuga dal cattivone geloso che vuole che i due paghino col sangue. E Invece no. L’attrazione dello scagnozzo per la giovane è solo tratteggiata e di storia d’amore classica non c’è nemmeno l’ombra, la trama cambia registro e prende un percorso alternativo, non originalissimo ma di sicuro godibile.
Ciò che mi ha colpita di questo film è la geometria perfetta che caratterizza ogni scena, che è palese nello squadratissimo hotel di lusso di cui il protagonista è direttore ma successivamente anche il fango e la pioggia diventano “puliti”, come calcolati. Perfino le striate di sangue formano linee o riccioli perfetti e le lotte, gli scontri sono danze accuratamente coreografate. Questa maniacale precisione, dal basso della mia occidentale ignoranza, mi sembra sempre come una sorta di bollino “Made in Corea” che io apprezzo moltissimo.
Un po’ wannabe (uhana-bi) Kitano (con i goffissimi, ridicoli gangster) e un po’ Park Chan Wook (al grido di Vendetta!Vendetta!Vendetta!), questo film però è uno di quei classici esempi di quando l’allievo NON supera il maestro(i) anche perché tenta di essere un potpourri di generi e stili presi un po’ a caso tra oriente e occidente.
Peccato per l’eccesso di testosterone che si spreca nelle scene di combattimento che sono davvero troppo lunghe e annoiano ma con i dovuti tagli e facendo finta di non sentire la voce di Luca Ward (che è bravo eh, ma dopo aver doppiato Keanu Reeves non riesco a non pensarli insieme) in bocca al protagonista che per tutto il tempo mi aspettavo che da un momento all’altro si ritrovasse a scegliere tra pillola blu e rossa, il film è davvero apprezzabile.

Zuccherino: Il titolo originale del film è “Dalkomhan insaeng” che letteralmente andrebbe tradotto “The Sweet Life”: il bar dell’albergo, scenografia principale del film, si chiama “La Dolce Vita” scritto così, ovviamente, in italiano.

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film nelle sale da venerdì 21 dicembre
dicembre 18, 2007, 12:47 am
Filed under: Film in uscita, News | Tag: , , , ,

BEE MOVIE
BEE MOVIE
Regia: Steve Hickner, Simon J. Smith
Genere: animazione

CARAMEL
CARAMEL
Regia: Nadine Labaki
Genere: commedia

IL MISTERO DELLE PAGINE PERDUTE
NATIONAL TREASURE: BOOK OF SECRETS
Regia: Jon Turteltaub
Genere: avventura

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA
LOVE IN THE TIME OF CHOLERA
Regia: Mike Newell
Genere: drammatico

L’ASSASSINIO DI JESSE JAMES
THE ASSASSINATION OF JESSE JAMES BY THE COWARD ROBERT FORD
Regia: Andrew Dominik
Genere: azione

LEONI PER AGNELLI
LIONS FOR LAMBS
Regia: Robert Redford
Genere: drammatico



sunshine (2007)
dicembre 16, 2007, 11:19 pm
Filed under: Recensioni | Tag: , , , , , ,

sunshine_ver2.jpgregia: Danny Boyle
interpreti: Cillian Murphy, Chris Evans, Cliff Curtis, Michelle Yeoh
durata: 107 minuti
nazionalità: UK, USA

Il sole sta morendo. Dobbiamo correre lassù, farlo esplodere con una super bomba, salvare lui, salvare noi. L’impresa è difficile, ci abbiamo già provato ma qualcosa non è andato come volevamo e abbiamo perso le tracce di chi ha tentato prima di noi.
A fine visione, ero certa di aver guardato due film.
Uno, ovvero tutto il primo tempo, è un film in cui l’impatto emotivo domina su tutto e Danny Boyle riesce a farci vivere in maniera davvero spettacolare l’estasi di fronte al potere del sole, l’empatia che i personaggi sviluppano con esso: fonte di vita imprescindibile tanto da diventare placenta da cui si viene avvolti e nutriti contrapposta al buio indefinibile dell’ universo, landa desolante e fredda che dobbiamo affrontare e attraversare per giungere alla luce, per compiere la missione.
Il secondo, o meglio la seconda parte, invece è un film rattoppato e fatto di corsa[senza per questo evitare di sprecarci una grande quantità di energia e di mezzi]come a dire dobbiamo sbrigarci a finirlo: lanciamoci nel fanta-horror(sanguedistruzioneesgomento) che in qualche modo ci dobbiamo uscire da qui, per arrivare con un prodotto finito che tanto finito non è.
La pellicola doveva durare sicuramente di più, e la sceneggiatura si perde completamente rispetto al percorso intrapreso. Certo, il carico di responsabilità crescente nei personaggi che hanno in mano le sorti dell’umanità prima o dopo doveva in qualche modo esplodere, ma c’era davvero bisogno di ricorrere a espedienti da b-movie per chiudere?

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film nelle sale da venerdì 14 dicembre
dicembre 11, 2007, 9:59 pm
Filed under: Film in uscita, News | Tag: , , , ,

LA PROMESSA DELL’ASSASSINO
EASTERN PROMISES
Regia: David Cronenberg
Genere: thriller

NATALE IN CROCIERA
NATALE IN CROCIERA
Regia: Neri Parenti
Genere: commedia

LA BUSSOLA D’ORO
THE GOLDEN COMPASS
Regia: Chris Weitz
Genere: avventura

UNA MOGLIE BELLISSIMA
UNA MOGLIE BELLISSIMA
Regia: Leonardo Pieraccioni
Genere: commedia



Paranoid Park (2007)
dicembre 10, 2007, 4:10 pm
Filed under: Recensioni | Tag: , , , , , ,

paranoidparkloc.jpgregia: Gus Van Sant
interpreti: Gabe Nevins, Daniel Liu, Taylor Momsen, Jake Miller, Lauren McKinney
durata: 90 minuti
nazionalità: Francia, USA

“Mi dispiace se sto buttando giù tutto alla rinfusa, non sono mai stato bravo nella scrittura creativa. In ogni caso,l’importante è scriverla”

Come si fa a scrivere di Paranoid Park?
Come si fa a parlare di quegli sguardi che ti scavano dentro?
Come si fa a descrivere i giochi di luce/ombra che avvolgono Alex, martoriato dal senso di colpa?
Come si fa a dire qualcosa a proposito delle inquadrature, delle lente e avvolgenti virate che compie la mdp e che accompagnano il giovane nella sua introspezione e nello sgomento?
Come si fa a raccontare di una colonna sonora straniante e azzeccatissima? Semplicemente, non si può. A meno di non sminuirlo, di concentrarsi solo su una delle migliaia di sfaccettature di un diamante bellissimo.
Gli occhi sono rapiti ed estasiati da una doccia frastornante di fotogrammi perfetti, la bocca è semichiusa, a malapena respira, per la paura di rovinare tutto con un soffio, la testa ondeggia seguendo il dolce scivolare degli skater sulle rampe di cemento, l’udito è accarezzato dai suoni storici di Nino Rota, dalle poche necessarie parole che Alex pronuncia per liberarsi dal peso che lo opprime.
Tutto di noi è coinvolto.
Non si può parlare di Paranoid Park, bisogna lasciarsi travolgere.

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lascia perdere, johnny! (2007)

lasciaperderejohnnylocandina.jpgregia: Fabrizio Bentivoglio
interpreti: Antimo Merolillo, Ernesto Mahieux, Fabrizio Bentivoglio, Lina Sastri, Toni Servillo, Valeria Golino, Peppe Servillo
durata: 104 minuti
nazionalità: Italia

Avendo davanti un panorama triste e scarno quale quello che ci offre il cinema italiano negli ultimi anni, anche un film un po’ stiracchiato e incompleto come questo ci fa piacere.
La prima prova alla regia di Fabrizio Bentivoglio (qui molto apprezzato come attore), avvalendosi di un cast comprensivo di alcuni dei migliori attori italiani di oggi è teneramente apprezzabile.
Sinceramente, come si fa a demolire un film come questo? per tutto il tempo mi sono immaginata Bentivoglio che con una mano consegna il film e con l’altra si tappa gli occhi (sbirciando ogni tanto fra le dita) e dicendo “allora?allora?eh? ce la posso fare? eh?”.
Si, ce la puoi fare: ci sono sprazzi di regia interessanti, una fotografia originale e degli attori che ti accompagnano per la manina e ti indicano la via.
Toni Servillo è ancora il più grande, anche con quell’enorme pancia alcolica e il riporto svolazzante, memorabile la scena dell’assolo di tromba sul palco-giostra davanti al pubblico basito. Ernesto Mahieux è grandioso(anche se io quando lo vedo non riesco a non pensare al Peppino de L’Imbalsamatore). La bellezza ruvida della Golino è catturata dal giusto sguardo e la tenerezza dei sorrisi della Sastri la fa diventare la mamma di tutti, quella che nonostante la fatica ci crede, in te.
La trama un po’ tirata per i capelli ci racconta della fine degli anni 70, delle orchestre di paese e di Faustino (Antimo Merolillo, per la prima volta sullo schermo)che con pacatezza suona la sua chitarra, unico giovane in un mondo di adulti che vedono in lui delle potenzialità ma che sono troppo stanchi dalla vita per occuparsene davvero, che un po’ lo aiutano e un po’ lo abbandonano a se stesso.
E’ una storia di formazione, con gli incontri-guida, la ricerca di un padre, la donna amata guardata da lontano, la fuga dalla città natale in cerca di un destino. Ma senza la rabbia dirompente che denota di solito questo genere di storie, Faustino agisce ma lo fa con calma, accettazione, lavora duro verso un obiettivo ma con il sorriso sul volto, senza chiedere mai.
E’ la delicatezza che colpisce: la dolcezza degli sguardi e dell’ironia, che non si sforza di cercare un sorriso, semplicemente, lo trova.

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Tideland (2005)
dicembre 5, 2007, 12:23 am
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tidelandloc.jpgregia: Terry Gilliam
interpreti: Jodelle Farland, Janet McTeer, Brendan Fletcher, Jeff Bridges
durata: 120 minuti
nazionalità: Canada, UK

Cosa volevi fare, Gilliam? Stupirmi? Disgustarmi? Affascinarmi? Sconvolgermi?
Con tutto quel corredo di bamboline mozzate, cadaveri petomani e freak sei riuscito solo a deludermi.
Mi aspettavo qualcosa di coinvolgente/travolgente e invece quello che ho provato davanti allo schermo è stato il nulla al cubo, anzi no, un po’ di fastidio l’ho provato.
Forse sono troppo dura, ok, indoriamo la pillola: Jodelle Farland/Jeliza-Rose è superlativa nella sua interpretazione, sei bravo a creare atmosfere da incubo e l’idea di un’alice nel paese oscuro delle meraviglie intriga.
Ma, diciamocelo, non basta una enfant prodige, un’imbalsamatrice e un paio di case fatiscenti per fare un buon film, nemmeno con la scusa che sei un visionario.
Anche sforzandosi di non vedere Bridges relegato a dattero rinsecchito, e volersi abbandonare per mano alla piccola che lotta con la forza dell’immaginazione contro la follia drogata e insana che la circonda, proprio non riuscivo a lasciarmi andare, il mio sguardo rimaneva distaccato e freddo.
Eppure le aspettative erano alte (cosa che , lo so, si dovrebbe imparare ad evitare), ero tutta predisposta a scivolare in una bella favola tinta di nero firmata Gilliam ed invece sui titoli di coda mi sono ritrovata arrabbiatissima e con un’unica domanda: perché tutto questo talento sprecato?
E dire che non avevo visto I Fratelli Grimm perché sentivo puzza di filmaccio e non volevo che intaccasse la stima che ripongo in un autore capace di deliri come L’esercito delle 12 scimmie, Brazil, Paura e delirio a Las Vegas, che mi hanno consumato gli occhi e sono impresse a fuoco nella mia mente.

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