regia: Sean Penn
interpreti: Emile, Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart
durata: 140 minuti
nazionalità: USA
A differenza di molti che mi è capitato di leggere in questi giorni, Into The Wild era proprio come me lo aspettavo.
Io non ho letto il libro (per ignoranza), né ascoltato la colonna sonora di Eddie Vedder (per scelta) prima della visione, e mi sono accomodata nelle prime file avendo solo una vaghissima idea della storia che stavano per raccontarmi, delle emozioni che avrei potuto provare.
E quelle emozioni le ho provate, eccome: ho sentito il freddo della neve che ricopre tutto, ho sentito il dolore e l’amore per la solitudine, ho provato empatia per la natura, così feroce da liberarti e intrappolarti, ho ritrovato la fiducia negli uomini, che, con Chris, avevo perso prima di avventurarmi nel viaggio.
Il viaggio, la ricerca di una libertà su misura, che non sia fatta di “cose, sempre cose”, ma piuttosto di istanti, di introspezione, di lotta e, nostro malgrado, di condivisione.
Perché, bando ai tecnicismi, il cinema è fatto di storie, di vite, di persone, e non si può non essere travolti e affascinati dalla storia di Supertramp, non si può non uscire dalla sala con le ossa rotte.
Questo film non è un capolavoro, ma, a differenza della massa di pellicole che ci scorrono davanti, è un film necessario.
Non è un capolavoro perché la qualità, appunto, tecnica, ha un sacco di buchi pur volendo strafare e la sceneggiatura eccede in molti passaggi, vuole accompagnarci fin troppo al fianco di Alex, attraverso le parole della sorella che sottotitola ogni scena, quando in molti momenti sarebbe bastato il suo sguardo, che già ci diceva tutto, era tutto chiarissimo.
Ma è necessario proprio perché, al di là di alcuni dialoghi prescindibili e di un montaggio un po’ presuntuoso, attraverso la vita di un giovane -e non di un martire- che abbandona la società, urlando questa parola così forte da risultare un insulto, per il nord, imparando, scoprendo, rischiando e formandosi lungo il cammino, attraverso le facce e le parole di chi incontra, Penn ci racconta i limiti dell’uomo, superandoli.
Ho amato questo film, perché urla forte il mio motto preferito: vivere fino alla morte.
P.S.: Ma una volta non erano i ragazzini a berciare per tutto il tempo del film? In una sala gremita di 30-40enni quasi non riuscivo a seguire tanto parlottavano, ridacchiavano, sghignazzavano.
Sono riusciti a rovinarmi il momento più potente del film, ridendo sguaiatamente non si sa bene per cosa.
Almeno i ragazzini si mettono nelle ultime file per sbaciucchiarsi..
